3 ottobre 2009 - ore 16:43

Videocracy? Siamo noi

LA RECENSIONE Spunti dal documentario di Erik Gandini proiettato nelle settimane passate al Cinema Margherita di Cupra Marittima

dal settimanale Riviera Oggi numero 793 

Erik Gandini vive in Svezia ma è nato e cresciuto in Italia. Con il suo documentario Videocracy, proiettato nelle ultime due settimane nel piccolo ma grande cinema “Margherita” a Cupra Marittima, Gandini torna nel suo paese d’origine, e racconta con piglio realistico e a tratti allucinatorio le conseguenze dell’imbarbarimento della civiltà italiana degli ultimi trent’anni.

La fine delle ideologie, la fine dell’impegno politico, la fine della razionalità e del buon gusto. Già, Videocracy (sottotitolo “Basta apparire”) è un pugno nello stomaco, un calcio nelle parti basse, una messa a nudo del mondo che viviamo e del mondo che siamo diventati, e perciò è anche una messa a nudo di noi stessi.

Lele Mora, Fabrizio Corona, il giovane delle valli padane che imperterrito lungo la durata del documentario narra la sua resistibile ascesa al mondo dei reality show e dei “saranno famosi” televisivi, con mamma al seguito, siamo noi.

Siamo noi la drammatica spoliazione della dignità umana nelle aspiranti veline esposte come galline a una fiera dell’agricoltura, che però si tiene nell’atrio di un centro commerciale. Siamo noi, l’arroganza teleguidata e la volgarità di classe, la fiera delle vanità televisive e la mancanza di vergogna che diventa vanto.

Siamo noi che viviamo in un paese in cui il conflitto di interessi non fa più notizia.

Non è un documentario su Berlusconi, seppur lo si possa credere a prima vista. Certo, lo è, ma è ancor di più una cruda e impietosa analisi per immagini dello squallore di un’epoca, in cui la televisione fa a gara con se stessa.

Del resto, qualunque cosa positiva o negativa si possa pensare di Berlusconi, bisogna avere il coraggio di guardare in faccia cosa siamo diventati, per addossare prima di tutto a noi le conseguenze delle invasioni barbariche che ci stiamo auto infliggendo. Un paese di oche e galletti, una realtà virtuale in cui non ci si vergogna più di niente, in cui l’esibizionismo più becero è diventato valore. In cui le televisioni di Berlusconi, ma anche la Rai, hanno creato la videocrazia. Il potere del video, l’accezione più becera del potere dell’immagine fatta racconto, della politica fatta immagine, della televisione fatta scuola di vita.

Commenti

Gandini arriva tardi; ormai è da molto tempo che l'Italia è così! Ricordo nei primi anni di università che la gente usciva dalle aule delle lezioni universitarie per andare a vedere "Uomini e Donne" per replicare la sera nei locali universitari quei atteggiamenti visti in tv il pomeriggio, uno studio "alternativo"; ed alcuni politici non solo della destra ma anche della sinistra (Matteo Renzi, neo sindaco di Firenza in un intervento al working capital di Telecom) sostengono le veline e showgirlz varie.
La chiave del film sono le due battute del tornitore padano: "quando dico alle ragazze che faccio l'operaio….. scappano.." e "…. che devo fare? Lavorare tutta la vita?" che denotano una disconnessione dalla realtà.
L'unico modo per combattere i mass media è agire su internet che è un customer media anche se il popolo italiano non lo percepisce come tale visto che una delle maggiori blog-star è un personaggio televisivo. In parallelo assistiamo allo screditameneto della scuola italiana, che per carità le cose non vanno ci sono, ma ci sono ancora molte cose che si possono salvare. Il punto da cui ripartire è proprio l'istruzione magari attingendo proprio ai valori del passato, al mos maiorum che ha fatto rinascere l'Italia dalle ceneri delle guerre mondiali.

Gravataralessandro84 — 3 Ottobre 2009 alle 18:26

Stavolta concordo con il post di alessandro, oltre che con la bella recensione di Panichi (che potrebbe andare a mangiarsi una pizza con Falcioni, così magari gli insegna qualcosa). L'avvento delle tv private negli anni '80, pur nella loro legittimità e direi ineluttabilità, ha innestato una gara al ribasso qualitativo con la tv pubblica. Il fatto che quest’ultima sia completamente in mano ai partiti politici e le prime in mano a un imprenditore che fa politica ha determinato il corto circuito culturale denunciato da Videocracy. E’ vero che già negli anni ’50 “Bellissima” di Luchino Visconti già denunciava il rischio insito nella particolare sensibilità degli italiani verso la cultura dell’apparire ma mai si sarebbe creduto di arrivare a una tale patologia. E’ ovvio che non tutti siamo così come appare nel film, che c’è una grande percentuale di ragazzi e ragazze, di adulti del tutto refrattari a questa svendita della dignità umana, a questa regressione dell’intelligenza ma temo che questa percentuale si stia assottigliando a vantaggio dell’altra. In tutti gli altri paesi europei (basta girare un po’ ed informarsi) non c’è la stessa attrazione verso il glamour, la moda, l’effimero, il televisivo che, in Italia, tendono a condizionare in modo negativo anche il quadro politico: questa, da noi, è tutta gente che vota (se vota) in modo qualunquistico, avendo come punti di riferimento solo quei disvalori.
Più che in internet (che io vedo solo come uno strumento utile, utilissimo, ma nulla di più, da usare con cautela ed intelligenza, non come chiave salvifica di tutti i problemi del mondo – pratici ed etici), io confiderei nell’istruzione – nell’ambito familiare, a scuola, nei mass media. Voglio dire che tutti quelli che possono – parlo dei genitori, degli insegnanti, dei politici con responsabilità specifiche nel settore, dei sacerdoti negli oratori, dei responsabili dei mass media – dovrebbero, ciascuno nel proprio ambito, non rinunciare mai ad una scelta di qualità. Si dovrebbero abituare i figli, gli alunni, gli spettatori, i lettori allo sviluppo dello spirito critico, fornendo loro gli strumenti adatti, le metodologie corrette, dei valori di fondo non effimeri e basati sul rispetto della dignità umana, del diverso, del lavoro, della democrazia, della tolleranza, della non violenza. Un esempio fra i tanti che potrei fare ma non posso perché ho già sforato lo spazio a disposizione: Videocracy, invece di essere stupidamente oscurato dalla tv pubblica, avrebbe dovuto essere trasmesso in prima serata su tutte le tv, pubbliche e private, con tanto di dibattito, perché la malattia deve essere conosciuta per poterla combattere e guarirne.

Gravatargalie — 4 Ottobre 2009 alle 08:59

un film documentario "banale" perchè oramai tale cultura imperante non permette di distinguere…., la soluzione?
Svegliarsi? Impossibile!
Il sonnambulismo e' talmente profondo, radicato e efficiente che ESSI possono affrontare praticamente qualunque situazione terrena senza svegliarsi da questo coma farmaceutico senza sogni!!
ed i sogni li produce la Tv..
Quindi?

Gravatarsilvestri — 4 Ottobre 2009 alle 11:27

Anche qui Galie tira di mezzo Falcioni, per il semplice fatto che non sia allineato alle sue idee.
Credo che un po' di umiltà non ti faccia affatto male.
Ho criticato e mi piace criticare gli articoli, ma non mi sono mai permesso di mettere in dubbio le capacità di nessuno, semmai spetta al direttore.
Voi sinistroidi vi riempite la bocca di buonismo, di misericordia per i poveri stagisti che lavorano e non beccano un euro, pietà per i lavoratori temporanei e per i giovani alle prime armi. Ma quando si tratta di qualcuno che non fa parte della vostra combriccola, tirate fuori la scure.
Per quanto riguarda l'articolo, continuo il mio appello a tutti, di fare a meno della TV. Meglio pagare l'ADSL e stralciare il canone RAI.

GravatarGundam — 4 Ottobre 2009 alle 12:49

"Anche qui Galie tira di mezzo Falcioni, per il semplice fatto che non sia allineato alle sue idee".
A parte che la frequentazione dell'oratorio ti ha privato del dono dell'ironia, tu (gundam) continui a non capire (coccia dura, eh?) che il problema NON sono le idee di Falcioni (se non collimano con le mie non ha alcuna importanza e NON sono la causa dei miei interventi sui suoi articoli) ma il ruolo del giornalista che, quando scrive, deve avere padronanza del mezzo, altrimenti fa qualcos'altro (oppure fa il giornalista SCHIERATO ma lo DICHIARA). Io ed altri te lo abbiamo detto in tutte le salse, ma tu in completa paranoia continui con la solita tiritera di "voi sinistroidi, ecc. ecc". Tutti lo hanno capito, compreso il Direttore, Tu no. In quanto alla mia umiltà, può darsi che sia come dici tu, ma se io e te andassimo a mangiare una pizza (senza Falcioni), avei ragionevoli motivi di riuscire a farti cambiare idea. Rilassati e esprimi più compiutamente il tuo pensiero su Videocracy e le tematiche correlate. Ti leggo volentieri.

Gravatargalie — 5 Ottobre 2009 alle 08:23

Invia commento

Per poter inviare un commento a questo articolo è necessario essere registrati al sito. Se non sei ancora un utente registrato, registrati adesso.

Se sei un utente già registrato, esegui il login per inviare un commento.