23 settembre 2009 - ore 17:24

«Il programma di Castelli è copiato», l'opposizione abbandona il Consiglio

Ascoli: il consigliere del Pd Corradetti individua molte affinità tra il programma del sindaco e quello del governatore dell'Abruzzo Chiodi: «E' stato fatto un copia e incolla». Il primo cittadino: «Alla base dei due programmi ci sono valori e principi che condividiamo»

ASCOLI PICENO – All'ordine del giorno del consiglio comunale di martedi pomeriggio c'erano l'approvazione della nuova macrostruttura comunale e la presentazione del programma di mandato della giunta Castelli per il prossimo quinquennio amministrativo, attraverso il quale si gettano le linee guida da seguire e le misure da intraprendere per risolvere le problematiche cittadine.

Ma ad infiammare subito la seduta è stato il consigliere del Pd Stefano Corradetti.

«Leggo il programma di Castelli e noto diversi errori – afferma Corradetti - si parla di Regione per quello che riguarda cose inerenti al Comune e di servizi comunali per quanto concerne la Sanità, appannaggio invece della Regione. Mi è venuto così il dubbio che si trattasse di un copia incolla fatto male, e controllando meglio mi sono accorto che il programma di Castelli è per buona parte identico a quello del governatore dell'Abruzzo Gianni Chiodi».

Ecco quanto scritto nelle prime righe del programma Chiodi: «Tenacia, laboriosità, onestà, capacità, talento, da qui l’Abruzzo deve ripartire. Dalle qualità e dai valori della sua gente, che hanno consentito già in passato di affrancarsi dai problemi generalizzati del mezzogiorno d’Italia e di raggiungere ottimi livelli di sviluppo».

E in quello di Castelli: “Laboriosità, onestà, capacità e talento sono qualità e valori identificativi della nostra gente e saranno queste le direttrici da cui la città di Ascoli deve ripartire per affrancarsi dai problemi della situazione attuale e raggiungere buoni livelli di sviluppo». E ancora da quello dell'ex sindaco di Teramo: «Una classe dirigente che voglia definirsi tale deve pertanto saper interpretare e valorizzare questo patrimonio, stabilendo un legame intimo ed essenziale tra amministratori e amministrati,basato su un sentimento di fiducia oggi purtroppo pressoché inesistente».

Il programma Castelli: «Una classe dirigente che possa guidare la città verso la ripresa deve pertanto saper interpretare e valorizzare questo patrimonio di valori condivisi, stabilendo un legame intimo ed essenziale tra amministratori e amministrati, basato su un sentimento di fiducia reciproca». Infine da una parte: «Una società vale meno quando sono pochi a costruire per tutti. Una buona società è quella in cui ogni persona ha la possibilità di cooperare a costruire il futuro» all'altra: «Una società vale meno quando sono pochi a costruire per tutti. Una buona società è quella in cui ogni persona ha la possibilità di cooperare a costruire il futuro».

Sono solo alcuni dei tredici esempi rilevati dal consigliere del Pd.

«Con Chiodi ci siamo incontrati spessoreplica il sindaco Castelli - ha assistito alla presentazione della mia candidatura e ci siamo confrontati sulle linee programmatiche, condividiamo valori e principi. E' il nostro padre putativo visto che per primo ha vinto le elezioni senza l'appoggio dell'Udc».

Tra i banchi di maggioranza i consiglieri hanno esortato il sindaco a non ritirare il documento, ribadendo che le linee programmatiche possono essere comuni tra amministratori dello stesso partito.

«Anche Chiodi allora è un copione - domanda Falciani (Lista Castelli sindaco) - perchè ha copiato il diritto di sussidarietà dal libro di diritto costituzionale? E lo stesso discorso vale per tutti i diritti e principi contenuti nel documento».

L'opposizione incalza con D'Isidoro, Bellini e Ciccanti: «Ero qui per parlare delle problematiche della nostra città - afferma il parlamentare dell'Udc - invece così si rischia di parlare di quelle dell'Abruzzo, se fosse stato onesto il sindaco avrebbe detto subito che il programma era ripreso da quello di Chiodi». «Ritiro del documento altrimenti saremmo costretti ad abbandonare l'aula» ha affermato Canzian (Pd)

«Chiediamo al sindaco di andare avanti - ha concluso Natali (Pdl) - è un programma aperto in cui ci sono linee programmatiche comuni al centrodestra, mentre per quello che riguarda le misure da intraprendere per la città di Ascoli ci sono pagine da riempire, perciò se l'opposizione vuole confrontarsi sulle problematiche cittadine faccia proposte serie anzichè polemiche».

Il consiglio è terminato con l'approvazione della macrostruttura con 24 voti favorevoli e 4 contrari, il resto dell'opposizione aveva già abbandonato l'aula, come annunciato, per il mancato ritiro del programma.

Commenti

Già,
mi sembra proprio un buon motivo per abbandonare il Consiglio Comunale.
Si enunciano principi generali e valori condivisi, tra due terre confinanti, e il PD non ha meglio da fare che gridare allo scandalo!
Ma siamo impazziti tutti? Si rendono conto quei consiglieri del momento che stiamo vivendo?

GravatarGundam — 24 Settembre 2009 alle 10:07

Ciao Gundam,
stavolta mi lasci un pò perplesso: il fatto che un programma amministrativo sia copiato di sana pianta non ti scandalizza? Cioè, le possibilità sono due: o l'esponente politico non è in grado di produrre un programma ragionato e specifico sul territorio, o non ci ha neppure "sprecato" mezz'ora, e per te la questione è secondaria? Non ti chiedi che visione può avere della politica uno che si presenta facendo copia e incolla?
Non so se l'assentarsi dal consiglio sia stata una decisione corretta, ma sinceramente lo "scandalo" lo vedo da un'altra parte… nel programma c'è persino un riferimento agli atti che vengono fatti in Regione! Io sono con te quando chiedi una buona politica, competente e attenta alle esigenze del territorio… come fai a difendere chi presenta (ed approva) un programma copiato?

GravatarDaniele Primavera — 24 Settembre 2009 alle 17:45

Non serviva uscire.
Così come hanno sbagliato i delegati ONU ad abbandonare l'aula quando Ahmadinejad ha detto che Israele è uno stato violento.
Non è bello abbandonare la sala che è dedicata alla discussione, anche movimentata, e al dibattito.
Il PD, giustamente, ha fatto notare una palese superficialità nello scrivere il programma. Ma questo è stato scritto nelle scorse settimane. E mi pare che Castelli in quei giorni sia stato molto impegnato con i problemi causati dalla crisi (scioperi, trattative…).
Non è bello copiare, ma è quello che è avvenuto. E' già avvenuto in centinaia di amministrazioni e avverrà anche in futuro.
Giusto farlo notare, giusto protestare, ma abbandonare l'aula non è bello. La situazione è molto grave, far capire che il PD non vuole affrontare i problemi, e non è quello di cui tutti abbiamo bisogno.

GravatarGundam — 24 Settembre 2009 alle 20:16

La sottile differenza tra copiare ed imitare che la colta opposizione ascolana non ricorda o fa finta di non ricordare

Martedì sera il consiglio comunale di Ascoli Piceno si è trasformato in una aula di scuola e la discussione sul programma di mandato del neosindaco Guido Castelli (PdL) è divenuta uno psicodramma scolastico politico.
Il tutto è stato originato dall'intervento del consigliere di opposizione Stefano Corradetti (Pd) che ha sottolineato in aula l'assonanza di alcuni passaggi del documento programmatico del sindaco Castelli con un analogo documento del governatore abruzzese Gianni Chiodi.
E' subito scattato il fuoco di fila delle vestali (democratiche) del politicamente corretto e del politicamente originale che hanno intimato al sindaco: ritiro del documento o abbandono dell'aula.
Premesso che l'abbandono di una aula consiliare da parte della opposizione è il maggior favore che la stessa può fare ad una maggioranza.
Premesso che appellarsi al SOLO fatto che alcune parti di un documento echeggino un altro documento pubblico è davvero un argomento risibile ed alquanto debole per argomentare la propria contrarietà. Da che mondo è mondo, infatti, in occasioni come bilanci, piani regolatori e documenti programmatici, il teatrino della politica IMPONE alla opposizione di essere contro a prescindere.
Tutto ciò premesso, quello che sorprende è che la colta opposizione democratica ascolana ignori o faccia finta di ignorare è la differenza tra il concetto di copiare ed imitare.
Nella classicità greca c'era una parola: mimesi che spesso si traduce, anche grossolanamente, con imitazione.
Ebbene la mimesi implica qualcosa di più del semplice copiatura, implica l'imtazione di una eccellenza e quindi il riconoscimento sia della propria finitezza che della grandezza creativa dell'esempio e il proprio omaggio alla figura del "maestro".
Tale concetto di mimesi è stato poi ripreso anche da Erich Auerbach nella sua più famosa che appunta si chiamava: "Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale".
La vicinanza geografica e politica con l'Abruzzo e con il suo governatore Gianni Chiodi, che è stato uno dei primi a sponsorizzare la candidatura di Castelli, hanno sicuramente innescato tale processo di mimesi.
Un processo che non è di mera copiatura, ma è un processo creativo originale e scevro da sbocchi preordinati, poichè tale comunione di intenti era presente solo nella parte introduttiva.
L'opposizione fermandosi al solo formalismo, ammantata da un finto culturalismo d'accatto, ha perso davvero una occasione poichè avrebbe potuto spingere, con un sapiente ed intelligente gioco d'aula, quel processo di mimesi alle sue estreme conseguenze fino a disegnarne i contorni di una città come la vogliono.
Purtroppo non l'hanno fatto, chiudendosi a qualunque incrocio e dialogo creativo e favorendo sia i propri estremisti che quelli della maggioranza.
La mimesi è un processo culturale e creativo, ma presuppone la presenza e l'azione.
L'assenza è molto, molto peggio della copiatura.

Gravatarfabrizio cipollini — 24 Settembre 2009 alle 21:43

Io non so se Erich Auerbach, nello stilare l'indimenticabile "Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale", abbia copiato da qualcun altro. E non so se, avendo copiato, abbia successivamente tentato di spacciare un'operazione di copiatura per un programma politico; tuttavia, credo di no. Ricordo che a scuola (dove senz'altro si ignorava Auerbach) coloro che copiavano (un compito in classe, qualcosa di leggermente meno importante di un programma di mandato) erano duramente redarguiti. Con questo credo di non dover aggiungere molto all'intervento del colto, coltissimo, anzi acculturato Cipollini.
Quanto a Gundam, lo invito a prestare attenzione ai meccanismi della politica. L'approvazione di un programma di mandato non è un atto qualunque; quello in cui avviene la sua approvazione è un consiglio fondamentale in una amministrazione. Non si approva, di norma, nulla che sia immediatamente operativo, dunque uscire dall'aula è un segno di dissociazione politica assolutamente lecito. Il che non vuol dire che tutti siano d'accordo, ma non ricordo commenti simili nel corso delle molte volte in cui la minoranza (di destra) sambenedettese è uscita dall'aula in segno di protesta, nè le moltissime volte in cui la stessa minoranza se n'è andata per semplice disinteresse. Nè quando un consiglio comunale, che conteneva importanti punti all'ordine del giorno, fu sospeso perchè la destra approfittò di un quarto d'ora di ritardo di due consiglieri di maggioranza, uscendo appositamente per far saltare il consiglio. Due pesi e due misure?

GravatarDaniele Primavera — 25 Settembre 2009 alle 13:58

No no,
non utilizzo due misure diverse.
Credo che, appunto perché si tratta di un documento "non immediatamente operativo" e visto il momento di grave difficoltà economica, non solo di Ascoli, ma della provincia, uscire dall'aula è un gesto inqualificabile.
Ci sono problemi ben più seri, rispetto a dei principi copiati da un altro documento.
Se il PD taglia la corda già adesso, per sciocchezze, figuriamoci di fronte ai problemi seri.
Altra dimostrazione che la sinistra non sa né governare, né stare all'opposizione.

GravatarGundam — 25 Settembre 2009 alle 17:18

Mi rimane ancora oscuro, dopo aver definito come indimenticabile "Mimesi" di Auerbach, vedere che, oltre a non averla letta per niente, si dica che questa opera non è mai citata a scuola.
Basta andare in un qualunque liceo per scoprire che non è vero.
Qualunque professore di lettere, degno di questo nome, dirà che questa è un opera imprescindibile per chi ama la letteratura europea ed occidentale.
Qualunque antologia, anche la più scadente, citerà Mimesi di Auerbach tra le sue fonti primarie e più importanti.
E' come se, per studiare la tragedia grega, nessuno citasse "la nascita della tragedia" di Nietzsche.
Se fosse davvero indimenticabile, non si utilizerebbe ancora il termine copiatura, ma imitazione o, meglio ancora, mimesi.
Riguardo ai meccanismi della politica, ma preferirei parlare di gioco tra maggioranza ed opposizione in aula assembleari, ci sono delle regole non scritte, ma che entrambe le parti devono rispettare:
1. la maggioranza deve garantire il numero legale, non l'opposizione.
E' la maggioranza ha detenere il maggior interesse a produrre documenti ed atti poichè ha l'obbligo ed i numeri per attuare il proprio programma.
2. la minoranza non può mai approvare le linee programmatiche di mandato, un piano regolatore e bilanci preventivi o consultivi.
Questi sono gli atti più importanti per una maggioranza. Se l'opposizione l'approvasse cosa diventerebbe ? Maggioranza.
3. la minoranza, attraverso emendamenti, ordini del giorni, mozioni e pratiche ostruzionistiche, sapientemente usati, può condizionare una maggioranza.
4 l'abbandono di un'aula è un fatto eccezionale.
non avere confronto in aula permette di accellerare notevolmente i lavori in aula da parte della maggioranza.
se una maggioranza capisce di avere a che fare con una opposizione che, pavlovianamente, abbandona l'aula ogni piè sospinto, non dovrà far altro che far capitare sempre lo stesso incidente per tagliare i tempi della discussione e della approvazione.

Gravatarfabrizio cipollini — 25 Settembre 2009 alle 18:02

E poi, i "farabutti", dicono che nel PdL non c'è cultura! In una botta sola Auerbach e Pavlov. E la copiatura assume addirittura la dignità della mimesi. Mi sa che il culturalismo, pardon, il culturame è tracimato anche a destra, ma non ditelo a Brunetta se no manda a morire ammazzati pure voi.
Fra l'altro, Cipollini non se n'è accorto, ma se, volendo stigmatizzare un atteggiamento, dice "finto culturalismo d'accatto", in realtà, definisce tale atteggiamento positivamente, perchè se il culturalismo d'accatto è finto, evidentemente non è d'accatto ma, magari, qualcosa di più nobile.

Tutto ciò non per dimostrare saccenza (tipica della sinistra – è il rimprovero usuale), ma per dire che il ragionamento di Cipollini si potrebbe definire più semplicemente un paludato "arrampicarsi sugli specchi", con qualche neo.
Si copia, a destra come a sinistra, perchè il livello medio, a destra come a sinistra, è BASSO. E aggiungo che uscire dall' aula (ritirarsi da un dibattito, da una conversazione) è SEMPRE sbagliato, chiunque lo faccia, perché si rinuncia a priori ad esporre le proprie ragioni le quali, se hanno una validità, non possono essere portate sull’Aventino (dove non le ascolta nessuno).

Gravatargalie — 25 Settembre 2009 alle 19:51

i|ro|nì|a, s.f.
1a AU particolare modo di esprimersi che conferisce alle parole un significato opposto o diverso da quello letterale, lasciando però intravedere la realtà, che si usa per criticare, deridere, rimproverare e sim.: fine i.; i. pungente, amara, beffarda; parlare, esprimersi con i.; fare dell’i.
Galiè, io ero mimetico a scuola, ma mi hanno bocciato proprio per questo! avrei dovuto rispondere a tono a quell'ignorante dell'insegnante di lettere che neppure ha letto Auerbach. Magari fargli causa.

GravatarDaniele Primavera — 25 Settembre 2009 alle 20:24

nella frase "finto culturalismo d'accatto", è indubbio che finto è riferito a culturalismo. Il mio eroore è stato quello di aver usato "culturalismo", avrei dovuto usare la parola culturame, per definire una sorta di atteggiamento di presunta superiorità culturale che alcuni "sinistrati" hanno.
La tesi, purtroppo, non è mia, ma del sociologo ed editorialista Luca Ricolfi che lo ha trasposta in un bel saggio.
Da parte mia, ammetto di aver usata l'espressione d'accatto per indicare un ulteriore patologia del finto cullturame dei sinistrati, quello del culturame fast food e low cost, in cui non si utilizzano più i libri, ma i bigini, quando va bene, oppure le battutacce da bar o da caserma.
Complimenti, sig. galie, per la sua logica da sofista ateniese, ma io dei sofisti ho sempre fatto a meno, preferendo a loro ed al loro doppio discorso la limpida lezione etica e morale di Socrate.

Gravatarfabrizio cipollini — 28 Settembre 2009 alle 17:26

Dopo “sinistrorso”, sentivo la mancanza di essere definito "sinistrato", al pari di quelli del Belice, delle vittime del tifone nelle Filippine, dei terremotati dell'Aquila.
Sperando per il futuro di non essere definito pure "sinistro", mi conforta nel frattempo sapere che, almeno, in qualità di "sinistrato" godo delle cure amorevoli del nostro sempre sollecito e disinteressato Primo Ministro.

Gravatargalie — 28 Settembre 2009 alle 18:28

Non c'è bisogno di scomodare Auerbach e il realismo della letteratura occidentale per sostenere che le linee programmatiche di amministratori dello stesso partito possono essere comuni. Il motivo è molto semplice, un programma di mandato non è un romanzo realistico ottocentesco.
Tra l'altro non credo che Auerbach sarebbe stato d'accordo nel definire "eccellenza" e "grandezza creativa" le numerose e scontate banalità in politichese presenti nel programma del "Maestro" Chiodi e nella "mimesi" di Castelli.

Gravatarska77 — 28 Settembre 2009 alle 21:18

Ma il programma uno non ce l'ha già prima delle elezioni?
Non ci si candida presentando un programma?
Mi confondo con altro?

GravatarGiovanni Marucci — 28 Settembre 2009 alle 23:33

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